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TGC – TURNAROUND E GESTIONE CRISI D’IMPRESA

Le procedure di crisi hanno diversa complessità e diversi costi; in funzione dello stato di crisi in cui versa, l’azienda, può ricorrere, a quattro livelli di strumenti di risanamento: il primo livello, comunque indispensabile, è il “turnaround” aziendale, seguito dal piano di risanamento ex art 67 L.F., dall’accordo di ristrutturazione dei debiti ex art 182 bis e ter L.F., ed, infine, dal concordato preventivo.

Nel “turnaround” aziendale, l’impresa focalizza le poche risorse disponibili nello sviluppare l’attività che le permette di competere con maggior successo, abbandonando altre attività marginali; a livello finanziario, ci si focalizzerà sui flussi di cassa, giacchè, in tale fase, la gestione del circolante e degli investimenti diventa ancor più cruciale rispetto alla dinamica dei costi e dei ricavi.

Il piano di risanamento, ex art 67 comma 3 lettera d L.F., è uno strumento più strutturato e codificato rispetto il precedente; in tal caso l’azienda, con l’aiuto di un “advisor“, predispone un preciso piano di risanamento, nel quale, le azioni necessarie al “turnaround“, sono descritte con precisione e tempificate.

Il piano di risanamento adottato, inoltre, dovrà essere attestato da un professionista indipendente che certificherà la sua ragionevolezza; sarà poi sottoscritto con le banche un accordo di “stand still” con il quale esse concederanno all’azienda una temporanea sospensione al pagamento dell’esposizione monitorando l’imprenditore circa l’adeguata messa in esecuzione del piano presentato.

Gli accordi di ristrutturazione dei debiti ex art 182 bis e ter (transazione fiscale) LF, finalizzati al risanamento dell’impresa,  sono un istituto negoziale previsto dal nuovo ordinamento per le aziende in crisi; la sottesa a tale strumento, prevede che si sia siglato un accordo con i creditori che rappresentino almeno il 60% dei debiti complessivi dell’azienda, con ampia libertà nella scelta delle soluzioni finanziarie.

Gli accordi di ristrutturazione dei debiti sono attestati da un professionista ed omologati dal tribunale.

L’accordo è particolarmente utile per definire i rapporti con pochi creditori esperti in materia: in pratica è una soluzione ottimale se i debiti aziendali sono contratti prevalentemente con le banche o con lo stato.

Il nuovo concordato preventivo ex art 160 l.f. è, tra gli strumenti di risanamento, quello più complesso: prevede un piano di risanamento ed un accordo di ristrutturazione del debito a valere sull’intero debito aziendale ed ha natura procedurale.

A differenza del “vecchio” concordato a natura prettamente liquidatoria, il “nuovo” concordato introdotto dalla riforma della l.f. può essere sia di continuità che liquidatorio, con l’intenzione di salvare l’impresa in crisi evitandone il fallimento.

Il nuovo concordato preventivo non prevede contenuti minimi all’accordo di ristrutturazione dei debiti e permette all’azienda proponente la massima libertà sia sui debiti chirografari che su quelli assistiti da garanzia; i debiti possono essere suddivisi in classi che differenziano la posizione giuridica dei creditori.

L’accordo avrà ovviamente forma scritta e deve essere accettato dai creditori, accompagnato dalla relazione di un esperto e depositato per l’omologa del tribunale.